Un utile prontuario in caso di Incidenti Domestici.
Si definisce incidente domestico un infortunio che accade in un edificio ad uso abitativo e nelle aree connesse (cantina, cortile, soffitta, garage).
A volte la propria abitazione, che é ritenuta il luogo apparentemente più sicuro, è invece il posto nel quale è più probabile farsi male e mettere in pericolo la salute.
Gli infortuni che si verificano tra la pareti domestiche rappresentano uno dei maggiori problemi di salute pubblica in Italia.
Si stima che in Italia circa il 5-6% della popolazione venga coinvolto, annualmente, in almeno un incidente domestico.
Gli incidenti domestici coinvolgono in primo luogo i bambini in età prescolare e le persone anziane.
Il luogo domestico dove accade il maggior numero di incidenti domestici è la cucina (dal 14,3% e il 19% dei casi), seguono le scale (tra il 9,7% e il 18,9% di casi).
Rilevanza assumono quelli che accadono all’esterno dell’abitazione, in conseguenza di attività hobbistiche, giardinaggio, bricolage.
Le donne riportano il maggior numero di incidenti entro le mura di casa (dove riscontriamo comunque percentuali significative anche per i maschi); per questi ultimi, si registrano, invece, livelli di infortuni più elevati nelle pertinenze dell’abitazione (garage, cortile, cantina, ecc.).
Per quanto riguarda la dinamica degli incidenti la casistica principale è data dalle cadute (46%), seguita da tagli, punture, urti e schiacciamenti (30%).
Le principali cause di decesso in seguito ad incidente domestico sono:
Fortunatamente la maggior parte degli infortuni non sono di gravità tale da far sì che si renda necessario l’intervento del sistema di emergenza territoriale (SET 118).
Nella maggioranza dei casi si tratta di traumi lievi privi di conseguenze, di ferite modeste o di lievi ustioni..
Importante ricordare che i tagli e le escoriazioni non sono mai puliti, anche quando non appaiono contaminati da terra o materiale esterno.
Minimi frammenti di materiale anche invisibile a occhio nudo, batteri, spore e muffe possono contaminare la ferita e renderne difficoltosa la guarigione se non sono immediatamente rimosse con un adeguato lavaggio con acqua corrente fredda per alcuni minuti e con una accurata disinfezione.
Indispensabile perciò lavare la ferita con soluzione fisiologica o, in assenza di soluzione fisiologica, con acqua corrente per 4 o 5 minuti; meglio utilizzare acqua fredda in quanto il freddo provocando vasocostrizione riduce il sanguinamento.
La pulizia della ferita è essenziale anche per valutare l’effettiva entità del danno e procedere alla medicazione più adatta.
La ferità va scoperta e lavata a lungo, vanno esaminati i margini della ferita, la profondità, la presenza di materiale estraneo, la presenza ed il tipo di sanguinamento.
Il sapone va evitato in quanto è composto da materiale troppo aggressivo e danneggia ulteriormente la cute, provoca inoltre dolore.
Al fine di eliminare microrganismi dannosi e prevenire le infezioni va utilizzato, dopo aver lavato la ferita, un antisettico.
Controindicato l’utilizzo dell’alcol etilico denaturato per la sua azione tossica nei confronti della cute, infatti, danneggia le cellule e prolunga i tempi di guarigione.
L’acqua ossigenata è molto aggressiva verso le cellule, per tale motivo può essere utilizzata solo durante la prima disinfezione, soprattutto se la lesione è avvenuta alla presenza di terriccio o materiale molto sporco o ruggine, ma poi bisogna sciacquare con acqua corrente e non utilizzare più l’acqua ossigenata per la pulizia della lesione nei giorni successivi poiché ritarda la guarigione e favorisce la formazione di cicatrici visibili.
Si consiglia di utilizzare le varianti non alcoliche a base di Benzalconio o Benzoxonio cloruro, ipoclorito di sodio o Clorexidina.
Per detergere la ferita si può utilizzare un panno pulito, ma meglio utilizzare garze sterili, non utilizzare cotone in quanto può lasciare dei “pelucchi” all’interno della ferita.
Bisogna eseguire movimenti che allontanino lo sporco dalla ferita per questo dal centro della ferita verso i margini (e mai viceversa).
Si deterge la ferita e la cute adiacente per circa 3 centimetri.
Dopo avere lavato e disinfettato la ferita si passa alla medicazione con garze sterili o cerotti.
Le pomate antibiotiche devono essere impiegate solo dove indicato dal medico.
In caso di tagli a margini netti della lunghezza di uno o più centimetri, ma non particolarmente profondi, per facilitare il ricongiungimento dei lembi della pelle si può ricorrere a particolari cerotti, che simulano l’effetto dei punti di sutura (steryl strip). Si tratta di striscioline adesive da applicare in più punti perpendicolarmente alla ferita, da rimuovere dopo 4 5 giorni.
Poi si esegue una medicazione confezionata con garze sterili.
Utile rivolgersi a professionisti in caso di:
Importante essere in regola con la vaccinazione antitetanica, in caso di ferite, infatti, esiste il rischio di contrarre il tetano. Nel caso non sia stata eseguita la vaccinazione antitetanica o non siano stati eseguiti i richiami periodici è possibile ridurre il rischio di infezione con l’utilizzo di immunoglobuline specifiche che potranno essere somministrate su indicazione del medico di urgenza in Pronto Soccorso.
Nel caso di amputazione di piccole parti del corpo (dita, naso, orecchie), si raccomanda di recuperare la parte amputata, lavarla a lungo con fisiologica o acqua fredda, metterla in un sacchetto di plastica, non a diretto contatto con il ghiaccio, e portarla in Pronto Soccorso dove il chirurgo può tentare di riattaccare la parte amputata.
Anche i denti avulsi (se interi con radice presente ed intatta) possono essere reimpiantati.
In seguito ad un taglio compare un’emorragia, bisogna subito verificare se il vaso lesionato è un’arteria o una vena (valutare il colore del sangue rosso scuro per la vena, rosso vivo per l’arteria) e controllare la modalità di fuoriuscita del sangue (lenta e a nappo per la vena, a getto per l’arteria).
1. ARTERIOSE
2. VENOSE
3. MISTE
Nella maggior parte dei casi si tratta di una lesione venosa, evento solitamente non grave, in tale caso, dopo la disinfezione precedentemente illustrata, è necessario posizionare alcune garze sterili o un panno pulito, premere con forza per alcuni minuti sulla lesione e nel caso la ferita si trovi su un arto superiore o inferiore alzare l’arto infortunato (la forza di gravità rallenta la fuoriuscita del sangue).
Quando le garze sono sporche di sangue è sufficiente aggiungerne altre senza rimuovere le prime, questo faciliterà la formazione del coagulo.
Se invece dalla lesione fuoriesce sangue rosso vivo a getto la situazione è più grave, in tal caso è lesionata un’arteria, se il taglio è piccolo e in una zona periferica è sufficiente anche in questo caso una compressione diretta, ma se sono interessate grandi arterie (polsi, inguine, caviglie) è necessario allertare immediatamente il 118.
Per le lesioni arteriose gravi con perdita di grandi quantità di sangue si può ricorrere alla compressione dei punti ove scorrono le grandi arterie e come estrema ratio all’uso del laccio emostatico (il laccio ferma completamente la circolazione e può provocare danni ai vasi, nervi e tessuti. In caso di utilizzo segnare l’ora di applicazione e ogni 10/15 minuti al massimo allentare il laccio per favorire la circolazione).
Il razionale della compressione delle arterie e all’uso del laccio emostatico è rallentare o fermare a monte, l’arrivo del sangue arterioso.
Sono però procedure più complesse che, se non correttamente eseguite, possono provocare danni anche gravi, da riservare solo quindi riservate ai casi in cui l’emorragia è copiosa e dopo aver già avvertito il 118.
Il laccio deve essere spesso (non cordini, fili elettrici ecc. ma cravatte, sciarpe…lo strumento migliore sarebbe il manicotto dello sfigmomanometro o una cintura la più larga a disposizione ).
1° GRADO: arrossamento, leggero gonfiore, dolore localizzato. E’ coinvolto soltanto lo strato più esterno della cute.
2° GRADO: arrossamento molto intenso, formazione di bolle (flittene), dolore. La lesione coinvolge anche gli strati più profondi della cute.
3° GRADO: aspetto chiazzato con aree necrotiche (escare) e aree biancastre, assenza di dolore superficiale dovuta alla lesione dei nervi (anestesia completa). La cute è interessata in tutto il suo spessore (con conseguente coinvolgimento di muscoli, terminazioni nervose ed ossa) ed appare carbonizzata.
Indipendentemente dalla profondità, tutte le ustioni interessanti oltre il 5% dell'intera superficie corporea, nonché quelle localizzate agli occhi, in faccia o nelle pieghe del corpo, sono da considerare gravi, qualunque sia il loro grado, e quindi suscettibili di ricovero urgente in ambiente ospedaliero.
Le ustioni in ambito domestico si devono per lo più al contatto con utensili ad alta temperatura (forno, fornelli, pentole, stoviglie, oggetti incandescenti, ecc.) con la fiamma diretta o con liquidi bollenti e, più raramente, con oggetti molto freddi (contenitori appena prelevati dal freezer, specie se di vetro o acciaio, o il ghiaccio stesso) o sostanze caustiche e corrosive (soda, acido cloridrico, prodotti per sgorgare le tubature o scrostare le superfici).
Nella maggior parte dei casi si tratta di lesioni non gravi, ma vanno gestite con molta attenzione, poiché il rischio di infezione è, infatti, maggiore che nelle ferite superficiali, la guarigione è più stentata e la probabilità che si formi una cicatrice più elevata.
Per prima cosa, per limitare il danno è indispensabile interrompere nel più breve tempo possibile il contatto con la fonte di calore, rimuovendo il contatto con l’alta temperatura raffreddando la zona ustionata con acqua corrente per almeno dieci minuti (o, in sua assenza, con un altro liquido freddo, per esempio il latte) oppure con impacchi bagnati e freddi.
Sconsigliabile invece il ghiaccio che può essere a sua volta fonte di lesioni ed ustioni da freddo, utilizzare non direttamente a contatto con la cute ma per esempio avvolgendo un panno intorno ad un sacchetto contenente il ghiaccio.
L’ applicazione di olio o altre sostanze grasse, suggerite dalla tradizione popolare, come ad esempio il dentifricio, va evitata.
Se si sono formate delle flittene (bolle e bollicine piene di liquido) non vanno toccate, poiché costituiscono una protezione naturale della cute. In caso di una loro rottura spontanea, si deve procedere a un’accurata pulizia e disinfezione per evitare infezioni e facilitare la guarigione.
La disinfezione è sempre necessaria. Se si sospetta un principio di infezione, è consigliabile applicare immediatamente sulla lesione un impacco con ipoclorito di sodio a concentrazione adeguata (0,05%) e cambiarlo ogni 4-6 ore per un paio di giorni. Una medicazione definitiva sarà con l’utilizzo di garze vaselinate o contenenti acido ialuronico, poiché è necessario idratare molto la zona ustionata, avendo, però l’accortezza di non applicare cerotti direttamente sulla parte lesa, a meno che le loro dimensioni non siano tali da superare più che abbondantemente quelle dell’arrossamento.
Gli effetti che si possono verificare nell’organismo umano, nel caso in cui questo venga attraversato dalla corrente elettrica sono vari.
La loro gravità dipende da:
in base al percorso seguito dalla corrente elettrica all’interno del corpo umano, gli organi più vulnerabili sono: il cuore, il midollo spinale bulbare, il cervello ed i muscoli respiratori.
Gli effetti dell’elettrocuzione possono quindi provocare un arresto cardio-respiratorio.
Il primo provvedimento in caso di contatto con parti in tensione è quello di interrompere l'alimentazione. Staccare la corrente agendo sul contatore principale.
Se la tensione non supera i 500 V e nel caso risulti impossibile togliere immediatamente corrente, si può provvedere ad allontanare l'infortunato dalla parte in tensione avendo cura di isolarsi, sia dal lato della parte in tensione, sia verso terra, impiegando guanti isolanti, aste in legno od in plastica, pedane isolanti.
COSA FARE
L’approccio al trauma lieve, per esempio in caso di distorsione tibio tarsica, prevede innanzitutto l’applicazione di ghiaccio (mai a diretto contatto con la pelle per evitare ustioni) e successivamente di un gel, una pomata antinfiammatoria, che aiuta a ridurre gonfiore ed ematoma, alleviando anche il dolore.
Nel caso ci sia anche una ferita, è la cura di quest’ultima ad avere la priorità e la pomata di antinfiammatorio deve essere evitata in corrispondenza della zona lesa (anche se da una banale escoriazione).
Utile, in caso di forte dolore, l’immobilizzazione della parte lesa.
Attenzione ai traumi della colonna spinale, in caso di trauma della colonna vertebrale il paziente non va mosso (se non in caso di assoluto pericolo di vita), va praticata l’immobilizzazione manuale della colonna cervicale e va allertato il 118.
nei casi più gravi trasportare in ospedale o allertare 118
Di solito ci si preoccupa quando il trauma al capo ha causato una ferita sanguinante, anche se superficiale. In realtà, le situazioni realmente pericolose sono quelle associate allo sviluppo di emorragie endocraniche, causate cioè dalla rottura dei vasi presenti al di sotto dell’osso cranico o all’interno del tessuto cerebrale e invisibili dall’esterno.
Tali lesioni possono essere sospettate soltanto osservando il comportamento del traumatizzato subito dopo il trauma e per le successive 48 ore e anche più a lungo (segni e sintomi neurologici possono comparire anche dopo molti giorni dal trauma cranico).
In particolare, ci si deve allarmare e recarsi al Pronto Soccorso se compare sonnolenza, confusione, nausea o vomito, disturbi della vista e del linguaggio, debolezza muscolare, soprattutto a braccia e gambe, perdita di conoscenza, cefalea alterazioni del pensiero e del comportamento.
Particolare attenzione bisogna riservare in caso di trauma nel paziente che assume farmaci scoagulanti (coumadin, sintrom, eparina) o antiaggregante (aspirina, clopidogrel, ticlopidina). Infatti, non bisogna dimenticare che tali pazienti sono più soggetti alle complicazioni emorragiche, cosi come i pazienti con alterazioni della coagulazione e/o delle piastrine.
Le ferite del capo, che si possono verificare in ambiente domestico, sono generalmente di poco conto e si possono gestire esattamente come quelle, analoghe, occorse a carico di altre parti del corpo. Ossia con una medicazione, dopo un’attenta disinfezione se c’è una ferita, oppure con un po’ di ghiaccio e un antinfiammatorio nel caso non si abbia una lacerazione del cuoio capelluto.
Quando nell'occhio penetra una corpo estraneo e ne rimane conficcato (scheggia), è pericoloso ed errato tentare di rimuoverla. Infatti il tentativo di estrazione potrebbe comportare lesioni anche gravi.
In questi casi è necessario chiudere la palpebra, coprire ambedue gli occhi (anche se la lesione dovesse interessarne uno solo) con garza o benda e provvedere al trasporto dell'infortunato a un posto di Pronto Soccorso (oculistico).
Per alleviare il bruciore o in caso di spruzzi di sostanze chimiche, lavare abbondantemente con acqua fresca e pulita.
Il cotone idrofilo non va mai applicato direttamente sull'occhio.
Contusioni oculari: sono più gravi quando il soggetto accusa “dolore + fastidio alla luce + vista annebbiata”: bendare ambedue gli occhi e avviare il soggetto contuso al Pronto Soccorso.
Ferite oculari: evitare di far aprire e chiudere ripetutamente le palpebre per vedere la ferita: tale manovra può favorire l'uscita dell'umor vitreo: bendare gli occhi e avviare il soggetto ferito al Pronto Soccorso.
Corpi estranei oculari (metallo, pietra, vetro, legno, ecc.): evitare sia di toglierli da soli che di lasciarli nell'occhio per più di un giorno: sciacquare con acqua abbondante, accertarsi che il corpo estraneo sia allontanato; se il caso, bendare gli occhi e avviare il paziente al Pronto Soccorso.
Sostanze chimiche inquinanti (polveri, gas, vapori): di solito provocano irritazione, lacrimazione e starnuti. Occorre sciacquare con acqua abbondante.
Schizzi di acidi (solforico, nitrico, cloridrico): sciacquare con acqua abbondante, bendare ed avviare il soggetto al Pronto Soccorso.
Schizzi di alcali (ammoniaca, calce, soda): possono essere ancora più gravi di quelli sopra indicati in quanto la lesione può essere progressiva: sciacquare abbondantemente con acqua (eventualmente con acqua e latte), bendare e avviare al Pronto Soccorso.
Attenzione ai bambini: oltre la metà delle intossicazioni accidentali riguarda bambini e ragazzi con meno di 14 anni e in quattro casi su dieci la vittima dell’avvelenamento ha un’età compresa tra 1 e 4 anni.
I luoghi pericolosi sono la cucina, il bagno, il garage, la cantina, il giardino, cioè quelli dove si conservano e si usano la maggior parte delle sostanze tossiche: detersivi, disinfettanti, farmaci, solventi, vernici, diserbanti, piante ornamentali, veleni per topi o insetticidi, alcolici.
Indispensabile la prevenzione: rendere inaccessibili prodotti pericolosi e insegnare ai bambini i rischi che si corrono ad utilizzare tali sostanze.
Quando l’avvelenamento è purtroppo ormai avvenuto, la prima regola è agire in fretta ma senza farsi prendere dal panico né improvvisare pericolosi rimedi suggeriti dalla tradizione.
Per gestire l’emergenza contattare immediatamente il 118 o, in caso di situazione stabile, il Centro Antiveleni più vicino.
Per comodità si inserisce elenco dei principali Centri Antiveleni presenti in Italia:
ANCONA
Istituto Medicina Sperimentale
via Ranieri 2 - Tel 071 2204636
BOLOGNA
Ospedale Maggiore
Largo Bartolo Nigrisoli, 2
40133 Bologna tel 051 6478111
CATANIA
Ospedale Garibaldi
Piazza Santa Maria di Gesu'
95124 Catania tel 095 7594120
CESENA
Ospedale Maurizio Bufalini
Via Giovanni Ghirotti, 286
47023 Cesena tel 0547 352612
CHIETI
Ospedale Santissima Annunziata, policlinico Colle Dell’ara
Via dei Vestini
76100 Chieti tel 0871 551219
FIRENZE
GENOVA
GENOVA
LA SPEZIA
Ospedale Civile Sant'Andrea
Via Vittorio Veneto 197
00191 La Spezia tel 0187 5331
LECCE
Ospedale Vito Fazzi
Via Rossini, 2
73100 Lecce tel 0832 661111
MESSINA
Università degli Studi di Messina
Villag. Santissima Annunziata tel 090 2212451
MILANO
NAPOLI
Ospedale Cardarelli
Via Cardarelli, 9
80131 Napoli tel 081 7472870
NAPOLI
Istituto Farmacologia e Tossicologia
Via Costantinopoli 16 tel 081 459802
PADOVA
PAVIA
PORDENONE
Ospedale Civile
Via Montereale 24
33170 Pordenone tel 0434 550301
REGGIO CALABRIA
ROMA
Policlinico A. Gemelli
Largo Agostino Gemelli 8
00168 Roma tel 06 3054343
ROMA
TORINO
Istituto Anestesia e Rianimazione
Corso A.M. Dogliotti 14
10126 Torino tel 011 6637637
TRIESTE
Importante cercare di capire che sostanza sia stata assunta.
Importantissimo cercare, conservare le sostanze assunte dal paziente, portare le confezioni in Pronto Soccorso o consegnarle all’equipaggio del 118.
Per evitare intossicazioni
Conservare detersivi e altri prodotti per la casa (solventi, vernici, colle, insetticidi, antiparassitari e fertilizzanti) in armadi chiusi ad altezza di sicurezza o comunque in luoghi inaccessibili ai bambini.
Evitare che i bambini molto piccoli possano accedere da soli a locali dove sono presenti sostanze pericolose (lavanderia, garage, cantina, ecc.).
Riservare ai farmaci un contenitore o un luogo separato da altre sostanze o alimenti, meglio se chiuso a chiave ed in luogo difficilmente accessibile dai bambini.
Non lasciare incustoditi i prodotti per la casa, neppure durante l’uso.
Lasciare sempre i prodotti chimici nei loro contenitori originali; non utilizzare bottiglie o flaconi normalmente destinati a bevande o alimenti.
Mantenere le confezioni dei prodotti chimici in buono stato, con etichette ben leggibili.
Aprire le confezioni come indicato, non forare né forzare tappi o chiusure di sicurezza a prova di bambino.
Non utilizzare canfora o grani di naftalina contro le tarme.
Non lasciare pacchetti di sigarette o tabacco sfuso in giro per casa o comunque in luoghi raggiungibili da bambino: il tabacco è tossico.
Tenere gli alcolici in luoghi inaccessibili ai bambini o sottochiave: anche quantità relativamente modeste possono mettere in serio pericolo la vita di un bambino.